Ritorno all’Umano: perché la Comunicazione Aziendale ha bisogno di Nuove Parole

Novembre 8, 2024

Recentemente, ho avuto l’opportunità di lavorare all’organizzazione di una convention aziendale, sviluppando il concept creativo basato su brief, parole chiave e obiettivi del cliente. In preparazione a questo progetto, avevo appena finito di leggere Abracadabra di Andrea Vitullo, un libro che invita a portare maggiore consapevolezza e umanità nelle dinamiche aziendali. E mentre ero immersa nel lavoro, mi sono resa conto di una forte connessione tra i temi del libro e ciò che stavo vivendo in prima persona. Durante l’evento, infatti, ho lavorato intensamente per dare significato a concetti come “futuro”, “innovazione”, “sfida” e “andare avanti”. Tuttavia, queste parole – per quanto forti – rischiavano di risultare ripetitive, quasi vuote, quando non accompagnate da un reale coinvolgimento umano.

(Per chi fosse curioso, ho condiviso la mia recensione completa di Abracadabra Sul Blog Libri di Marketing)

Palla di vetro per esprimere il concetto di magia. Comunicazione aziendale sostenibile.

La Comunicazione Aziendale Interna e il rischio dell’omologazione

Nel contesto aziendale, il linguaggio tende a diventare un ciclo senza fine di concetti ripetitivi. Ogni meeting, ogni evento aziendale sembra riecheggiare le stesse parole: “innovazione”, “sinergia”, “visione”. Sono parole potenti, certo, ma il loro uso eccessivo rischia di farle sembrare forzate e prive di autenticità. Questa ripetizione svuota i concetti del loro significato e può generare una stanchezza latente tra i dipendenti, portando a una sensazione di distanza. Invece di avvicinare e ispirare, tali parole, senza un reale coinvolgimento, finiscono per allontanare. È un fenomeno che vedo sempre più spesso e che trova conferma nelle riflessioni di Vitullo: le parole chiave, utilizzate in modo superficiale, non solo perdono di efficacia ma rischiano di alimentare un ambiente di lavoro poco autentico.

Mi rendo conto che anche io, come professionista, faccio parte di questo meccanismo. Il mio ruolo richiede di creare una narrativa per ogni evento, ma non posso fare a meno di chiedermi se queste parole, che lavoriamo tanto a perfezionare, siano sentite davvero da chi le riceve. Anche nel mio lavoro, a volte, il linguaggio tende a uniformarsi, e il rischio di cadere in un linguaggio “preconfezionato” è sempre dietro l’angolo. Questo, per me, è uno stimolo continuo a cercare nuove strade per rendere la comunicazione più vera e significativa.

Numeri e obiettivi: coinvolgere le persone con autenticità

Molte aziende puntano a proiettare numeri e fissare obiettivi ambiziosi per il futuro, convinte che ciò motivi il personale. Tuttavia, questi obiettivi, per quanto essenziali, rischiano di generare più stress che entusiasmo. Per “compensare” questa pressione, molte aziende ricorrono a video ispirazionali, team building e momenti motivazionali, che – per quanto ben intenzionati – appaiono spesso standardizzati e quasi identici tra loro, senza considerare l’unicità delle persone. Così, alla fine, i dipendenti possono sentirsi come semplici destinatari di un processo già deciso dall’alto, senza un vero ruolo nel costruirlo.

Nel mio lavoro ho visto più volte come i programmi di team building, per quanto ben strutturati, sembrino talvolta poco coinvolgenti perché mancano di un elemento essenziale: la connessione autentica con le persone. Questi momenti dovrebbero essere un’occasione per parlare davvero ai collaboratori e non solo per “motivarli” con discorsi che rischiano di sembrare già sentiti.

Verso una Comunicazione Aziendale Sostenibile: la sfida della condivisione autentica

Credo fermamente che il concetto di “sostenibilità” debba includere anche la sfera umana della comunicazione. Non basta parlare di numeri o proiettare obiettivi ambiziosi: serve un dialogo che metta al centro le persone per ciò che sono e per le idee che possono apportare. Questo approccio trasforma la comunicazione interna in un processo partecipativo reale, in cui le parole non sono solo belle frasi da pronunciare, ma un mezzo per creare legami veri. Valorizzare il contributo di ciascun individuo fa sì che la comunicazione interna diventi uno strumento di appartenenza e condivisione.

Conclusione: un’attesa per qualcosa di nuovo

Dopo anni di collaborazione con molte aziende, devo ammettere che ad oggi non ho ancora incontrato una realtà pronta a fare davvero questo passo verso una comunicazione autenticamente umana. Ma forse è proprio questa sfida a dare senso al mio lavoro. Mi piacerebbe trovare un’azienda un po’ più visionaria, disposta a mettersi in gioco e a osare qualcosa di diverso, qualcosa di più “umano”. Credo che una realtà così possa davvero fare la differenza, portando la comunicazione aziendale a un livello più autentico, dove ogni parola conta e dove il coinvolgimento è costruito insieme. Chissà, forse un giorno troverò quel cliente pronto a fare il salto e a costruire una comunicazione che non solo raggiunga le persone, ma le ispiri davvero.